A tu per tu con Luigi Sbarra

A tu per tu con Luigi Sbarra

Luigi Sbarra inizia la propria esperienza sindacale a Locri, come operatore territoriale Fisba Cisl, la Federazione dei braccianti agricoli. Nel 1984 perfeziona la propria formazione partecipando al corso lungo per dirigenti del Centro Studi Cisl di Taranto. L’anno successivo viene eletto Segretario Generale della Fisba di Locri. Dal 1988 al 1993 guida la Cisl del Comprensorio Locrideo per poi diventare Segretario Generale della Provincia di Reggio Calabria. Nel 2000 arriva al vertice della Cisl Calabria, ruolo che ricopre fino al dicembre 2009, quando è chiamato a Roma per far parte della Segreteria Confederale Nazionale. Nell’aprile 2016 è eletto Segretario Generale della Fai Cisl Nazionale. Il 28 marzo 2018 è eletto dal Consiglio Generale Segretario Generale Aggiunto della Cisl Nazionale. Il 3 Marzo 2021 è eletto Segretario Generale. Il 28 Maggio 2022, al termine del XIX Congresso Confederale, è riconfermato all’unanimità Segretario Generale della Cisl.

 

Le lavoratrici e i lavoratori dei servizi pubblici, negli scorsi anni, hanno affrontato prima la fase pandemica e poi la crisi post-pandemica. Il COVID ha cambiato profondamente la nostra società. Secondo lei ha cambiato anche il modo e i metodi di fare sindacato e rappresentanza?

Non si è trattato di un cambiamento inedito: forse si potrebbe dire che il COVID ci ha costretto a riscoprire una modalità originaria, ma sempre attuale, di fare sindacato. Certo è importante garantire servizi e gestione delle difficoltà, ma anche compagnia alle persone, creatività per risolvere problemi molto gravi, riscoperta del ruolo educativo del sindacato. Non è un caso che il sindacato sia uscito dalla pandemia più forte: con più iscritti, maggiore forza nell’interlocuzione con la politica, progettualità. A questo proposito, indubbiamente i grandi accordi sulla ripartenza in sicurezza del 2020 e del 2021 ci hanno convinto, come CISL, a rilanciare su scala nazionale una nostra intuizione del 1950: la partecipazione dei lavoratori alla governance di impresa.

 

La CISL, in questi anni, ha fortemente caratterizzato la sua linea sindacale, avendo posto al centro i concetti di ‘autonomia’, ‘affidabilità negoziale’ e ‘responsabilità’. Come stanno evolvendo le relazioni sindacali di fronte allo scenario economico attuale?

Sono tutti termini che fanno parte della nostra storia, così come “partecipazione”, ma anche “contrattazione” e “formazione”. Mi concentro sulla prima parola citata nella domanda: “autonomia”. Mai come in questo periodo è una nostra caratteristica. Il dibattito sul lavoro in Italia tende sempre di più a polarizzarsi su posizioni politiche ideologiche: alcuni sempre a favore delle proposte del Governo, altri sempre contro. Come CISL non accettiamo questa banalizzazione e rivendichiamo l’autonomia da ogni pregiudizio politico: nessuna chiusura al dialogo con nessuno, poi decidiamo con la nostra testa e in forza della nostra storia. La disponibilità a contrattare qualche volta non è apprezzata dai nostri compagni di viaggio sindacali; la libertà di scelta dall’interlocutore politico. Poco male, fin dalle origini siamo autonomi e apartitici e oggi più che mai i lavoratori hanno bisogno di questa libertà e responsabilità nel giudizio.

A tu per tu con Luigi Sbarra | Cisl Fp | Funzione Pubblica

 

In tema di partecipazione, la Funzione Pubblica si è mobilitata in tutti i luoghi di lavoro, sostenendo la raccolta firme per presentare il progetto di legge di iniziativa popolare promosso dalla CISL. Ora c’è la possibilità concreta di attuare davvero l’art. 46 della Costituzione, quali aspettative ha rispetto al progetto e alla possibilità di una sua approvazione?

Ringrazio gli iscritti alla CISL FP e i suoi dirigenti a cominciare da Maurizio e dai suoi colleghi di Segreteria per il grande lavoro fatto su tutto il territorio nazionale. Non era facile presentare i contenuti della nostra proposta, ma i numeri dimostrano di esserci riusciti. La strada è quella giusta. Ora il destino della proposta di legge è nella mani del Parlamento, ma naturalmnte noi non rinunciamo ad esercitare pressing in ogni sede per arrivare al più presto al traguardo. Arrivano segnali confortanti: l’iter sta proseguendo in Commissione Lavoro, ove la proposta della CISL è divenuta l’unica oggetto di discussione, sono state ritirate tanto dalla maggioranza  quanto dalla opposizione tutte le proposte alternative. Sono anche già stati presentati gli emendamenti, che dovranno a breve essere votati. Poi il testo passerò all’Aula per il voto definitivo, mi auguro entro la pausa estiva. Al rientro, “palla” al Senato. Non si tratta più di raccogliere le firme, ma la nostra azione di animazione del dibattito non deve fermarsi. L’auspicio è che oltre ad accelerare, l’iter registri la più ampia convergenza bipartisan in modo da dare al Paese un terreno di unificazione su un tema tanto importante come la partecipazione.

 

Quali opportunità per le PA centrali e locali e per i servizi pubblici si aprirebbero con l’approvazione della Legge?

È noto, lo ripetiamo spesso, che il nostro è un intervento promozionale, non imperativo, costruito sulla valorizzazione della contrattazione. Solo in alcuni ambiti abbiamo immaginato l’obbligatorietà della partecipazione gestionale: si tratta proprio del settore pubblico e delle aziende a controllo pubblico. In questi casi il lavoratore non è soltanto “dipendente”, ma anche “proprietario”: che sia quindi riconosciuto ai lavoratori un posto, seppure in minoranza, al tavolo delle decisioni.

Inoltre, nella nostra proposta di legge modifichiamo il diritto alla “informazione” previsto nel testo unico del pubblico impiego prevedendo un ben più concreto “diritto alla consultazione”. Si tratta di vostre proposte, particolarmente interessanti.

 

Questa è una domanda che abbiamo posto in altre occasioni nella rubrica “A tu per tu con…” e la poniamo anche a lei: considerato il contesto economico attuale e, soprattutto, il grave scenario internazionale che sta vivendo il mondo, come se lo immagina il sindacato del futuro e quali sfide sarà chiamato ad affrontare?

Me lo immagino vitale, attivo, prossimo, coinvolgente e generativo. D’altra parte, anche in un momento come questo, di generale disillusione e freddezza verso la rappresentanza politica, il sindacalismo confederale si conferma presidio fondamentale di partecipazione, democrazia e civismo. Basta guardare la distanza siderale che separa l’affluenza alle elezioni politiche da quella che invece registriamo alle consultazioni per i rinnovi delle Rsu, in particolare di quelle pubbliche. Nel lungo e allarmante inverno della rappresentanza che stiamo attraversando, le uniche forze in grado di parlare con le persone, di movimentarle, di raccoglierne istanze e adesioni, sono i sindacati e la Cisl in modo particolare . Non dobbiamo tradire questa fiducia: per questo bisogna scommettere sulla formazione dei nostri dirigenti, perché non si ancorino al passato, ma sappiano leggere sindacalmente un futuro sempre più sfuggente e mutevole. La prima sfida da affrontare è, ancora una volta, quella dei grandi cambiamenti sociali ed economici che stiamo vivendo e della vicinanza alla persona,. Che significa relazioni industriali sempre più prossime, partecipate, innovative sotto il profilo dell’organizzazione dei tempi e degli obiettivi di lavoro. E vuol dire anche servizi e welfare capaci di integrarsi in un tessuto omogeneo per dare alle donne e agli uomini di ogni età tutele, sostegno, supporto anche fuori dai luoghi della produzione.

A tu per tu con Luigi Sbarra | Cisl Fp | Funzione Pubblica

 

Segretario, un’ultima domanda legata alla sua storia sindacale: qual è il ricordo più bello che conserva della sua esperienza, magari dei primi anni di militanza nella CISL?

Ce ne sono diversi, ma se dovessi sceglierne uno emblematico penserei agli accordi siglati nei primi anni Duemila per il rilancio del porto di Gioia Tauro. Intese che firmammo in modo separato, lontano dalle demagogie di altri sindacati, e che permisero lo sblocco di politiche e investimenti. Riuscimmo in una stagione molto complicata, a generare migliaia di posti di lavoro produttivi, completando le infrastrutture di transhipment e dando finalmente protagonismo nazionale ed euromediterraneo allo scalo calabrese. Ricordo le battaglie tra i lavoratori per costruire le condizioni di un patto senza il quale oggi non avremmo il primo porto italiano per traffico merci e l’ottavo in Europa. Una vittoria per tutti.

 

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