Contratti. FP CGIL CISL FP e UIL FP: “Il dumping di ANASTE non si giustifica con confronti fuori dal tempo”

Roma, 20 ottobre 2026 – No al dumping contrattuale, no all’aggiramento della rappresentatività sindacale e no anche a rinnovi che lasciano per anni lavoratrici e lavoratori senza risposte economiche e normative.

FP CGIL, CISL FP e UIL FP intervengono sul rinnovo del CCNL ANASTE 2026-2028 e respingono il tentativo di misurarne la qualità attraverso il confronto con contratti scaduti da molti anni, chiamando contemporaneamente AIOP e ARIS alle proprie responsabilità per i quattordici anni senza rinnovo del CCNL delle RSA.

Al centro della posizione delle tre organizzazioni sindacali c’è una rivendicazione precisa: alzare salari, diritti e tutele in tutto il settore sociosanitario, senza accettare una competizione al ribasso tra contratti e senza consentire che i ritardi accumulati in una parte del settore diventino l’alibi per giustificare accordi sottoscritti aggirando le organizzazioni comparativamente più rappresentative.

 

ANASTE, i sindacati: il confronto va fatto con i contratti rinnovati oggi

«Il dumping contrattuale non si giustifica utilizzando contratti scaduti da anni come termine di paragone. Se ANASTE vuole dimostrare la qualità dell’accordo sottoscritto, lo confronti con i contratti che vengono rinnovati oggi e dica quale recupero reale del potere d’acquisto garantisce alle lavoratrici e ai lavoratori».

Lo dichiarano i Segretari generali di FP CGIL, CISL FP e UIL FP, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi, replicando alle dichiarazioni con cui ANASTE ha rivendicato la qualità del CCNL 2026-2028, richiamando nel confronto anche i contratti AIOP-ARIS della sanità privata e delle RSA.

Per le organizzazioni sindacali, mettere a confronto trattamenti economici riferiti a periodi contrattuali profondamente diversi non consente di valutare in maniera corretta la capacità di un rinnovo di recuperare il potere d’acquisto perso dalle lavoratrici e dai lavoratori.

 

Rappresentatività sindacale: “Non può essere aggirata”

FP CGIL, CISL FP e UIL FP contestano inoltre il metodo seguito da ANASTE e la decisione di sottoscrivere la pre-intesa con organizzazioni diverse da quelle comparativamente più rappresentative, nonostante fosse già stato avviato un confronto con le tre federazioni confederali.

«Resta inoltre per noi inaccettabile la scelta di ANASTE di sottoscrivere la pre-intesa con organizzazioni sindacali che non sono comparativamente le più rappresentative del settore, interrompendo un confronto già avviato con FP CGIL, CISL FP e UIL FP. La rappresentatività non può essere aggirata scegliendo gli interlocutori con cui è più semplice raggiungere un accordo: è un elemento essenziale per garantire contratti realmente esigibili, autorevoli e capaci di tutelare la generalità delle lavoratrici e dei lavoratori».

La questione della rappresentatività non è, per i sindacati, un aspetto formale. Riguarda la qualità stessa della contrattazione e la capacità di un contratto collettivo nazionale di rappresentare in maniera effettiva e autorevole la generalità delle lavoratrici e dei lavoratori interessati.

 

Salari e potere d’acquisto: i confronti devono essere omogenei

Il nodo centrale resta quello delle retribuzioni e del potere d’acquisto perso negli ultimi anni.

«Allo stesso modo, confrontare un contratto sottoscritto nel 2026 con trattamenti economici definiti molti anni fa è fuorviante. Inflazione, perdita di potere d’acquisto e diversa vigenza temporale rendono quei dati non omogenei. La buona contrattazione non consiste nell’essere migliori di chi è rimasto fermo per anni, ma nel garantire oggi salari adeguati, diritti, tutele e valorizzazione professionale».

Per FP CGIL, CISL FP e UIL FP la valutazione di un contratto deve quindi partire dalle condizioni economiche e sociali attuali e dalla capacità di garantire un vero recupero salariale, insieme al rafforzamento dei diritti e alla valorizzazione delle professionalità.

 

RSA AIOP-ARIS: quattordici anni senza rinnovo sono inaccettabili

La critica al contratto ANASTE non rappresenta però in alcun modo un’assoluzione per le associazioni datoriali che continuano a lasciare scaduti altri contratti del settore.

Sul CCNL RSA AIOP-ARIS la posizione dei tre Segretari generali è altrettanto netta.

«questo non significa in alcun modo assolvere AIOP e ARIS dalle loro gravi responsabilità. Quattordici anni senza rinnovare il CCNL delle RSA sono una vergogna e una situazione ormai intollerabile. Non è più accettabile chiedere tempo a lavoratrici e lavoratori che hanno continuato a garantire assistenza alle persone anziane, non autosufficienti e fragili mentre inflazione e costo della vita erodevano ed erodono le loro retribuzioni».

Per migliaia di professioniste e professionisti che lavorano nell’assistenza residenziale il rinnovo non può più essere rinviato. Il lavoro svolto quotidianamente nelle RSA, a contatto con persone anziane, fragili e non autosufficienti, deve trovare un riconoscimento economico e professionale adeguato.

 

AIOP e ARIS assumano la responsabilità del rinnovo

FP CGIL, CISL FP e UIL FP chiedono quindi alle associazioni datoriali di chiudere una stagione di attese che si protrae da troppo tempo.

«AIOP e ARIS devono assumersi la responsabilità di questo ritardo e chiudere il rinnovo che dia dignità a questo settore. Ma proprio per questo ANASTE non può utilizzare quella situazione per certificare la bontà del proprio accordo: un contratto fermo in modo irresponsabile da quattordici anni dimostra la gravità di un mancato rinnovo, non la qualità di un contratto sottoscritto nel 2026».

Il principio è chiaro: il ritardo di un contratto non può diventare il parametro con cui misurare la qualità di un altro. L’obiettivo deve essere innalzare complessivamente le condizioni economiche e normative del settore, non stabilire quale trattamento sia semplicemente meno penalizzante degli altri.

 

Vacanza contrattuale, il Governo corregga l’esclusione del sociosanitario

La vertenza chiama direttamente in causa anche il Governo e, in particolare, la disciplina introdotta per tutelare economicamente i lavoratori del settore privato in presenza di lunghe vacanze contrattuali.

FP CGIL, CISL FP e UIL FP – dopo essere scese in piazza nello scorso giugno contro il cosiddetto “emendamento della vergogna” – contestano ancora una volta l’esclusione delle lavoratrici e dei lavoratori delle strutture sanitarie e sociosanitarie che operano per conto del Servizio sanitario nazionale.

«È altrettanto grave che, mentre si introduce per il lavoro privato una tutela economica contro le lunghe vacanze contrattuali dopo nove mesi dal mancato rinnovo, siano stati esclusi proprio i lavoratori delle strutture sanitarie e sociosanitarie che operano per conto del Servizio sanitario nazionale. Una scelta ancora più incomprensibile in un settore nel quale ci sono lavoratrici e lavoratori che attendono il rinnovo da anni».

Una disparità che le organizzazioni sindacali chiedono di eliminare, soprattutto considerando che proprio nel settore sanitario e sociosanitario si registrano alcuni dei ritardi contrattuali più lunghi.

 

Risorse pubbliche, accreditamenti e rinnovi dei CCNL devono essere collegati

Resta centrale anche la battaglia, già portata avanti dalle organizzazioni sindacali nelle sedi istituzionali e parlamentari, per creare un collegamento più stringente tra risorse pubbliche, accreditamenti, adeguamenti tariffari e rispetto della contrattazione collettiva.

«Il Governo corregga questa ingiustizia e intervenga affinché risorse pubbliche, accreditamenti e adeguamenti tariffari siano strettamente collegati al rinnovo e al rispetto dei CCNL sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Non è accettabile finanziare con risorse pubbliche un sistema nel quale la sostenibilità economica venga ricercata comprimendo salari e diritti».

Per FP CGIL, CISL FP e UIL FP chi opera nell’ambito del sistema sanitario e sociosanitario utilizzando risorse pubbliche deve garantire anche il pieno rispetto della contrattazione collettiva e delle condizioni economiche e normative del personale.

La sostenibilità dei servizi non può essere costruita sulla compressione del costo del lavoro. La qualità dell’assistenza passa inevitabilmente dalla qualità del lavoro e dalla capacità di riconoscere adeguatamente le professionalità che ogni giorno garantiscono cura e assistenza.

 

Non una gara al contratto “meno peggio”: bisogna alzare salari, diritti e tutele

La posizione unitaria dei tre sindacati respinge quindi due modelli ugualmente inaccettabili: da una parte contratti sottoscritti aggirando le organizzazioni comparativamente più rappresentative e utilizzando come riferimento accordi vecchi di anni; dall’altra il mancato rinnovo dei contratti per periodi lunghissimi, che scarica interamente sui lavoratori il costo dell’inflazione e della perdita del potere d’acquisto.

Bozzanca, Chierchia e Longobardi concludono:

«La nostra posizione è chiara: no ai contratti al ribasso, no all’aggiramento della rappresentatività e no anche a chi lascia per anni lavoratrici e lavoratori senza rinnovo. Non ci interessa una gara su quale contratto sia “meno peggio”. Vogliamo alzare salari, diritti e tutele in tutto il settore sociosanitario. Firmare un contratto non significa necessariamente fare buona contrattazione, così come lasciarlo scaduto per quattordici anni è inaccettabile. I ritardi degli altri non possono diventare l’alibi per giustificare le proprie scelte. Pertanto, come Cgil, Cisl e Uil, siamo pronti a riprendere la nostra mobilitazione, territorio per territorio, fin quando il diritto di lavoratrici e lavoratori ad un buon contratto non sarà pienamente rispettato».

 

La battaglia continua in tutto il settore sociosanitario

Il messaggio di FP CGIL, CISL FP e UIL FP è dunque inequivocabile: non esistono scorciatoie per una buona contrattazione.

Servono rinnovi tempestivi, rappresentativi e capaci di recuperare realmente il potere d’acquisto; servono risorse adeguate per valorizzare professionalità sempre più essenziali; serve un sistema nel quale l’utilizzo di risorse pubbliche sia accompagnato da precise garanzie sul rispetto dei contratti e dei diritti delle persone.

L’obiettivo non è scegliere tra contratti insufficienti o rinnovi rinviati per anni. L’obiettivo è migliorare le condizioni di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori del settore sociosanitario.

Ed è su questo terreno che le organizzazioni sindacali sono pronte a proseguire e, se necessario, a rilanciare la mobilitazione territorio per territorio.