Roma, 12 ottobre 2026 – «La scelta di ANASTE di sottoscrivere una pre-intesa per il rinnovo del CCNL 2026-2028 con organizzazioni sindacali diverse da quelle comparativamente più rappresentative del settore sociosanitario, mentre era già in corso un confronto con FP CGIL, CISL FP e UIL FP, rappresenta un comportamento grave e inaccettabile. Ancora più grave è averlo fatto senza alcuna comunicazione preventiva né spiegazione sulle ragioni dell’interruzione del negoziato».
È quanto dichiarano le Segreterie nazionali di FP CGIL, CISL FP e UIL FP, che esprimono forte contrarietà rispetto a una decisione appresa esclusivamente attraverso i social media: «Una scelta che solleva seri interrogativi sulla trasparenza, sulla correttezza e sulla buona fede negoziale di ANASTE, in contraddizione con i principi di lealtà e fiducia reciproca che devono essere alla base delle relazioni sindacali».
«La nostra preoccupazione va oltre il metodo. Il rischio è che, pur di annunciare il rinnovo, ANASTE abbia scelto interlocutori disponibili a sottoscrivere condizioni economiche e normative insufficienti rispetto alle esigenze del personale. Ci siamo seduti al tavolo con senso di responsabilità e piena disponibilità a negoziare per ottenere miglioramenti concreti per le lavoratrici e i lavoratori. È questo il compito di un sindacato: migliorare salari, diritti e condizioni di lavoro, non limitarsi a certificare ciò che la controparte è disposta a concedere».
Per le tre organizzazioni, la questione riguarda la qualità della contrattazione collettiva in un comparto già segnato da retribuzioni inadeguate, carichi di lavoro crescenti e difficoltà nel reperimento del personale.
«Restano disparità economiche e giuridiche che non possono più essere tollerate. Lavoratrici e lavoratori che svolgono le stesse attività, con identiche responsabilità e professionalità, continuano a ricevere trattamenti e tutele profondamente differenti. Non possiamo accettare lavoratori di serie A e lavoratori di serie B, né che la frammentazione contrattuale diventi uno strumento di competizione al ribasso sul costo del lavoro».
«Non basta definire un contratto “giusto” per renderlo tale. La qualità di un rinnovo si misura dagli aumenti salariali effettivi, dal rafforzamento dei diritti e dal miglioramento delle condizioni di lavoro, non dalla velocità con cui viene sottoscritto o dal numero delle firme raccolte. Anche la rappresentatività deve essere verificabile attraverso criteri oggettivi e trasparenti, non semplicemente dichiarata».
FP CGIL, CISL FP e UIL FP richiamano inoltre la recente normativa in materia di salari e rappresentanza e gli orientamenti giurisprudenziali sulla tutela del lavoro e sul ruolo della contrattazione collettiva: «Un quadro che rafforza la necessità di valorizzare la rappresentatività effettiva delle organizzazioni firmatarie e di contrastare il dumping contrattuale. La qualità di un contratto deve essere valutata nel merito dei trattamenti economici e delle tutele riconosciute alle lavoratrici e ai lavoratori».
«La qualità dell’assistenza dipende dalla professionalità e dalla valorizzazione di chi ogni giorno garantisce cura alle persone più fragili. La contrattazione deve contribuire a qualificare il lavoro e i servizi, non diventare una leva per comprimere i costi a scapito di salari, diritti e tutele».
Le tre sigle chiedono quindi ad ANASTE di rendere pubblici tutti i contenuti economici e normativi della pre-intesa e di chiarire formalmente le ragioni della scelta compiuta, ripristinando un confronto serio e trasparente.
«Siamo ancora di fronte a una pre-intesa, non a un accordo definitivo: esistono dunque le condizioni per riaprire il negoziato. Non ci interessa una firma a qualsiasi costo, ma un contratto che riconosca dignità, professionalità e diritti. ANASTE dimostri con i fatti di voler costruire relazioni sindacali credibili e miglioramenti reali. Su salari, diritti e dignità del lavoro non intendiamo arretrare e contrasteremo ogni scelta che scarichi sulle lavoratrici e sui lavoratori il prezzo di una competizione al ribasso».
