Decreto Lavoro. I sindacati: “Inaccettabile l’emendamento che penalizza il sociosanitario accreditato”

Roma, 9 giugno 2026Cisl Fp, Fp Cgil e Uil Fp esprimono forte contrarietà nei confronti dell’emendamento di maggioranza al Decreto Lavoro che interviene sul tema degli adeguamenti economici in caso di mancato rinnovo dei contratti collettivi nazionali. Secondo le organizzazioni sindacali, il testo introduce una disparità di trattamento che rischia di colpire ancora una volta le lavoratrici e i lavoratori del settore sociosanitario e delle strutture accreditate che operano per conto e a carico del Servizio sanitario nazionale. 

Il meccanismo di tutela previsto dal Decreto Lavoro

L’emendamento prevede, al comma 2, che in caso di mancato rinnovo dei contratti collettivi entro nove mesi dalla loro naturale scadenza, le retribuzioni vengano automaticamente adeguate, a titolo di anticipazione, in misura pari al 50% della variazione dell’indicatore IPCA-NEI.

Si tratta di un meccanismo concepito per garantire una tutela minima del potere d’acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori, evitando che i ritardi nei rinnovi contrattuali ricadano interamente sulle retribuzioni.

 

La deroga per il settore sociosanitario accreditato

Secondo Cisl Fp, Fp Cgil e Uil Fp il problema nasce dal successivo comma 3, che introduce una deroga specifica proprio per alcuni settori, tra cui quello delle strutture sanitarie e sociosanitarie accreditate.

Per queste lavoratrici e questi lavoratori, infatti, l’adeguamento economico non scatterebbe automaticamente, ma verrebbe demandato alla contrattazione collettiva sulla base di indicatori economici settoriali, entro il limite massimo previsto dal comma 2.

Una scelta che le organizzazioni sindacali giudicano profondamente sbagliata e lesiva dei diritti di migliaia di operatori impegnati quotidianamente nei servizi di cura e assistenza.

 

Cisl Fp, Fp Cgil e Uil Fp: “È una scelta inaccettabile”

“L’emendamento di maggioranza al Decreto Lavoro rappresenta un nuovo e gravissimo arretramento per le lavoratrici e i lavoratori del settore sociosanitario e delle strutture accreditate che operano per conto e a carico del Servizio sanitario nazionale. Il testo prevede, al comma 2, che in caso di mancato rinnovo dei contratti collettivi entro nove mesi dalla loro naturale scadenza, le retribuzioni siano automaticamente adeguate, a titolo di anticipazione, in misura pari al 50% della variazione dell’indicatore IPCA-NEI. Si tratta di un meccanismo minimo di tutela economica, pensato per evitare che il ritardo nei rinnovi contrattuali ricada interamente sulle lavoratrici e sui lavoratori. Ma il comma 3 introduce una deroga pesantissima proprio per alcuni settori, tra cui quelli in cui operano i soggetti erogatori di prestazioni sanitarie e sociosanitarie per conto e a carico del SSN. Per queste lavoratrici e questi lavoratori l’adeguamento non scatterebbe automaticamente, ma verrebbe rimesso alla contrattazione collettiva, sulla base di indicatori economici settoriali, con il solo limite massimo della percentuale prevista dal comma 2. È una scelta inaccettabile”.

 

“Ancora una volta il sociosanitario viene trattato come un settore di serie B”

Le organizzazioni sindacali evidenziano come il provvedimento rischi di accentuare le difficoltà già vissute dal personale delle strutture sociosanitarie accreditate, caratterizzate da salari bassi, carichi di lavoro elevati e rinnovi contrattuali spesso ritardati per anni.

Ancora una volta, chi lavora nelle strutture sociosanitarie accreditate viene trattato come una categoria di serie B. Parliamo di lavoratrici e lavoratori che garantiscono ogni giorno servizi essenziali, assistenza, cura e continuità delle prestazioni a persone fragili, anziane, non autosufficienti, spesso in condizioni di lavoro già segnate da bassi salari, carichi pesanti e contratti rinnovati con ritardi insostenibili. Con questa norma, mentre per la generalità dei lavoratori si introduce un meccanismo automatico di parziale tutela in caso di mancato rinnovo contrattuale, per il sociosanitario accreditato si sceglie di non garantire nemmeno quella soglia minima. Il messaggio è chiarissimo: il diritto alla tutela economica può valere per tutti, tranne che per chi lavora in un settore già fragile, sottopagato e troppo spesso lasciato ai margini delle politiche pubbliche”.

 

“Un regalo alle controparti che puntano ai contratti al ribasso”

Cisl Fp, Fp Cgil e Uil Fp contestano inoltre il rinvio alla contrattazione collettiva previsto dalla norma, ritenendolo uno strumento che rischia di indebolire ulteriormente le garanzie economiche dei lavoratori del settore.

“Il rinvio alla contrattazione, in questo caso, non è una garanzia: è un regalo esplicito alle controparti datoriali e a quei soggetti sindacali disponibili a firmare contratti al ribasso. Gli stessi che in questi anni hanno accettato condizioni economiche insufficienti non avranno difficoltà a concedere ulteriori sconti, scaricando ancora una volta il peso del mancato rinnovo sulle buste paga di lavoratrici e lavoratori”.

 

La richiesta: estendere le tutele anche al sociosanitario accreditato

Per i sindacati è necessario intervenire immediatamente sul testo per eliminare la deroga prevista e garantire anche ai dipendenti delle strutture sanitarie e sociosanitarie accreditate lo stesso livello di tutela riconosciuto agli altri lavoratori.

“Non si può continuare a finanziare il sistema sociosanitario accreditato comprimendo il costo del lavoro. Non si può chiedere qualità dell’assistenza, continuità dei servizi e presa in carico delle persone fragili, mentre si negano tutele salariali minime a chi quei servizi li rende possibili. Chiediamo il ritiro immediato di questa previsione e l’estensione piena e automatica del meccanismo di adeguamento economico anche alle lavoratrici e ai lavoratori delle strutture sanitarie e sociosanitarie accreditate. Il lavoro di cura non può essere il luogo in cui si sperimentano deroghe peggiorative. Chi lavora per garantire il diritto alla salute deve avere gli stessi diritti, le stesse tutele e lo stesso riconoscimento economico di tutte le altre lavoratrici e lavoratori”.