Sanità privata e RSA. Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp: “Non si spengano i riflettori. Chiesto incontro su Decreto PA, pronti a proseguire la mobilitazione”

Roma, 1 settembre – “Non consentiremo che sulla sanità privata accreditata e sulle RSA si spengano i riflettori. Ci sono circa 300 mila lavoratrici, lavoratori e professionisti che continuano a garantire servizi essenziali con contratti scaduti da 8 anni nella sanità privata e da 14 anni nelle Rsa e Case di Riposo. Una condizione ormai insostenibile, che impoverisce il lavoro e rende sempre più difficile attrarre e trattenere professionalità fondamentali per la tenuta dell’intero sistema sanitario”.

Lo dichiarano i Segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi, dopo aver richiesto un’audizione alle Commissioni parlamentari competenti e l’apertura di un confronto con i gruppi parlamentari nell’ambito dell’iter di conversione del Decreto PA 2026.

“Abbiamo chiesto questo incontro perché la conversione del Decreto PA rappresenta il primo veicolo normativo utile per dare finalmente una risposta. A partire dalla necessità di ricomporre l’ingiusta esclusione delle lavoratrici e dei lavoratori del sociosanitario dalla tutela salariale automatica prevista dal Decreto Lavoro dopo nove mesi di vacanza contrattuale. Una disparità che deve trovare una giusta soluzione già nell’iter di conversione del Decreto PA. E continueremo ad avanzare le nostre richieste in ogni provvedimento legislativo utile. Se ancora una volta non arriveranno risposte concrete, siamo pronti a mettere in campo ogni iniziativa necessaria”.

“Il punto è semplice – chiariscono i segretari -: non può esistere un sistema largamente sostenuto da risorse pubbliche e dai regimi di accreditamento nel quale il rinnovo dei contratti venga sistematicamente rinviato e il costo degli equilibri economici tra istituzioni e soggetti privati venga scaricato sulle lavoratrici e sui lavoratori. È ancora meno comprensibile alla luce dei dati economici del settore. Le analisi dell’Area Studi Mediobanca descrivono operatori tutt’altro che in crisi: i principali gruppi hanno raggiunto 13,4 miliardi di euro di ricavi, con una crescita del 22% rispetto al 2019, mentre per i gestori delle strutture dedicate all’anzianità e alla non autosufficienza la crescita prevista è ancora più marcata”.

“Parliamo di imprese che operano all’interno di un perimetro fortemente regolato, accreditato e sostenuto dalle istituzioni pubbliche. Proprio per questo è ancora più grave che non si riesca a garantire una corrispondenza tra risorse pubbliche, qualità dei servizi e rispetto della contrattazione collettiva. Non è accettabile che crescano ricavi e finanziamenti mentre restano fermi salari e contratti”, aggiungono.

“Da qui alla prossima legge di bilancio continueremo quindi a incalzare Governo, Parlamento, Ministero della Salute e Conferenza delle Regioni. Se i bisogni di centinaia di migliaia di lavoratrici, lavoratori e professionisti continueranno a rimanere senza risposta, la mobilitazione proseguirà e assumerà tutte le forme che riterremo necessarie. Su questa vertenza non arretreremo”, concludono Bozzanca, Chierchia e Longobardi.