Sanità privata e RSA. Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl: “Decreto PA ennesima occasione persa. Nessuna risposta a 300 mila lavoratrici e lavoratori senza contratto”

 

Roma, 8 agosto – “Il Decreto PA avrebbe dovuto introdurre misure per la sanità privata , ma resta gravemente privo di qualsiasi risposta sul riconoscimento economico e contrattuale dovuto alle circa 300 mila lavoratrici, lavoratori e professionisti della sanità privata e delle RSA. È un’assenza che pesa perché continuano a non esserci vincoli chiari per chi, da privato intende svolgere un’attività pubblica in un delicato settore come la sanità, ricevendo finanziamenti pubblici che derivano principalmente dalle tasse dei cittadini. Questa situazione non può che chiamare direttamente in causa la responsabilità del Ministero della Salute, della Conferenza delle Regioni e del Governo nel suo complesso”.

Lo dichiarano i Segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp, Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi.

“È tanto più grave perché una delle finalità dichiarate del decreto è proprio quella di potenziare e rendere più efficienti settori di primaria rilevanza come la salute pubblica. Eppure ancora una volta ci si dimentica di chi ogni giorno garantisce una parte essenziale dell’assistenza ai cittadini: donne e uomini che lavorano nella sanità privata e nelle RSA, spesso prendendosi cura delle persone più anziane, dei pazienti cronici e multicronici e delle fasce più fragili della nostra società, con contratti scaduti da 8 anni nella sanità privata e da 14 anni nelle RSA”, proseguono.

“Da tempo – specificano – chiediamo che ogni incremento delle risorse pubbliche e ogni aggiornamento delle tariffe destinati alle strutture private accreditate siano vincolati al rinnovo dei contratti collettivi nazionali. Alla mancata risposta del Decreto PA si aggiunge quanto avvenuto con il Decreto Lavoro, poi convertito in legge, che ha escluso i lavoratori del settore sociosanitario e delle strutture accreditate, dalla tutela salariale automatica prevista dopo nove mesi di vacanza contrattuale. Una scelta che rappresenta, nei fatti, un vero e proprio regalo alle imprese del settore che non solo non vogliono rinnovare i contratti, ma sono svincolate persino dall’obbligo di riconoscere almeno un adeguamento retributivo collegato all’IPCA, mentre lavoratrici e lavoratori continuano a subire il peso dell’inflazione”.

Non accetteremo che su questa vertenza si spengano i riflettori. Non servono decreti ‘scatole vuote’ né dichiarazioni di principio: servono risposte concrete, vincoli precisi e una assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni che autorizzano, accreditano e finanziano questi servizi. Continueremo quindi la mobilitazione e continueremo a intervenire anche durante l’iter di conversione del decreto, chiedendo che venga introdotta una norma chiara che leghi l’aggiornamento tariffario al rinnovo dei CCNL e che obblighi le Regioni a convenzionare con il servizio sanitario pubblico solo chi rinnova i contratti di lavoro con le organizzazioni comparativamente più rappresentative e alle stesse vigenze del contratto della sanità pubblica. Chi si prende cura della vita, della salute e della fragilità delle persone non può continuare a farlo senza contratto, senza adeguamenti salariali e senza tutele”, concludono Bozzanca, Chierchia e Longobardi.