Roma, 7 ottobre – “Il Rapporto GIMBE fotografa con chiarezza ciò che vediamo ogni giorno nei luoghi di lavoro: un Servizio sanitario nazionale che continua a garantire risposte fondamentali ai cittadini, ma che rischia di entrare in una crisi irreversibile se non si interviene sulle risorse, sull’organizzazione e, soprattutto, sulla valorizzazione del personale”.
Lo dichiara il Segretario generale della CISL FP, Roberto Chierchia, commentando il 9° Rapporto GIMBE sul Servizio sanitario nazionale.
“Tra il 2023 e il 2026 – prosegue – il SSN avrebbe accumulato 18,8 miliardi di euro di cosiddetti ‘tagli invisibili’, mentre nel triennio 2027-2029 il divario tra fabbisogno sanitario e Fondo sanitario nazionale potrebbe raggiungere complessivamente 32,3 miliardi. Sono numeri che trovano riscontro nella realtà quotidiana dei servizi: rinunce alle cure, dimissioni degli operatori, difficoltà a reperire e trattenere professionisti, mobilità crescente e una crisi di attrattività particolarmente evidente nei grandi centri metropolitani”.
“Il punto, per noi, è chiaro: non si può pensare di mettere in sicurezza il Servizio sanitario nazionale senza investire sulle persone che lo fanno funzionare ogni giorno. Per questo occorre accelerare l’iter di certificazione del CCNL della Sanità 2025-2027 e aprire immediatamente la prossima tornata contrattuale per il triennio 2028-2030, incrementando ulteriormente le risorse già stanziate per colmare il divario retributivo dalle principali economie europee. Al Governo chiediamo inoltre di superare rapidamente misure ormai anacronistiche, a partire dai tetti di spesa sul salario accessorio degli enti del SSN, ancora ancorati ai livelli di oltre un decennio fa, e di estendere anche ai lavoratori pubblici la detassazione all’1% delle somme percepite a titolo di produttività”, aggiunge.
Il Rapporto GIMBE mette in evidenza anche un altro elemento che non può essere ignorato: “il peso ormai strutturale del privato accreditato nella risposta sanitaria del Paese. Rappresenta l’85,1% dell’assistenza residenziale, il 78,4% di quella riabilitativa, il 72,8% della semi-residenziale e il 59,7% della specialistica ambulatoriale. Numeri che dimostrano come il privato accreditato non sia una componente marginale, ma un ulteriore pilastro dell’assistenza, al fianco del Servizio sanitario pubblico, nel garantire concretamente il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione”.
“Proprio per questo – specifica il segretario – non è più tollerabile che chi lavora in questo settore continui a pagare il prezzo dell’indisponibilità di AIOP e ARIS a procedere con i rinnovi. Il contratto della sanità privata è fermo da otto anni e quelli applicati nelle RSA da quattordici. Se il privato accreditato concorre stabilmente alla risposta sanitaria del Paese, devono essere riconosciuti pienamente anche i diritti delle lavoratrici, dei lavoratori e dei professionisti che vi operano. Non è accettabile che strutture inserite nella programmazione sanitaria e sostenute attraverso risorse pubbliche possano continuare a erogare prestazioni per il SSN senza garantire una normale continuità contrattuale e salariale. Accreditamenti e risorse pubbliche devono andare di pari passo con il rispetto della contrattazione collettiva e del lavoro”.
“Pubblico e privato sono due componenti di una stessa risposta ai bisogni di salute del Paese e la qualità di entrambe passa dalla qualità del lavoro. Ecco perché rilanciamo la sfida del Libro Verde della CISL sul Welfare: costruire una filiera realmente integrata tra sanitario, socio-sanitario, socio-assistenziale e sociale, nella quale ospedali, case di comunità, strutture territoriali previste dal PNRR, servizi sociali e soggetti accreditati operino dentro una programmazione pubblica unitaria. Un sistema capace di mettere al centro la persona e prendere in carico i bisogni lungo tutto il percorso di cura e assistenza”, conclude il segretario generale CISL FP, Roberto Chierchia.
