Trasparenza salariale e cultura del rispetto: dalla norma al cambiamento, il confronto della CISL FP

Parità retributiva, contrasto alle discriminazioni e valorizzazione del lavoro: al centro del convegno nazionale CISL FP il ruolo della contrattazione e della partecipazione per trasformare le norme in diritti effettivi.

Si è svolto oggi a Roma, nella sede nazionale della CISL FP, il convegno “Trasparenza salariale e cultura del rispetto. Dalla norma al cambiamento”. Una giornata di approfondimento e confronto tra sindacato, mondo accademico, professioni e istituzioni dedicata a una questione decisiva: come superare il divario retributivo di genere e rendere più equi i luoghi di lavoro.

 

Trasparenza salariale: conoscere le disparità per correggerle

La discussione ha preso le mosse dalle prospettive aperte dal decreto legislativo 7 maggio 2026, n. 96, che recepisce la direttiva europea 2023/970 sulla trasparenza retributiva. Rendere conoscibili i criteri salariali e le differenze di trattamento è un passaggio fondamentale, ma la sfida è intervenire sui meccanismi che producono le disuguaglianze: valutazioni, premi, progressioni di carriera, inquadramenti e organizzazione del lavoro.

Ad aprire i lavori sono state Libera Candida D’Aurelio, Coordinatrice nazionale CISL FP Donne e politiche di genere, e Sonia Uccellatori, Segretaria nazionale CISL FP. Sonia Uccellatori ha richiamato il significato della concomitanza con la Settimana europea dell’uguaglianza di genere del Parlamento europeo: un’occasione per collegare il dibattito sulle politiche di genere alla loro concreta attuazione nei luoghi di lavoro.

 

Ricerca, diritto e organizzazione del lavoro: il contributo delle esperte

Maria De Paola, dirigente della Direzione centrale studi e ricerche dell’INPS e ordinaria di Economia politica all’Università della Calabria, ha presentato una ricerca dedicata alle cause del differenziale retributivo tra donne e uomini, offrendo elementi di analisi per comprendere i fattori che alimentano le disparità.

Il confronto è proseguito con Laura Calafà, ordinaria di Diritto del lavoro all’Università di Verona, che ha approfondito la dimensione giuridica della parità salariale e la necessità di verificare gli effetti concreti di criteri solo formalmente uguali. Raffaella de Camelis, avvocata cassazionista, ha portato il punto di vista dell’avvocatura sulle complessità della tutela legale contro le discriminazioni retributive.

Valentina Lealini, dirigente ARAN, ha contribuito dalla prospettiva delle pubbliche amministrazioni, tra sistemi retributivi, classificazione professionale e relazioni sindacali. Daniela Falcinelli, dirigente dell’Università degli Studi di Milano, ha proposto un’analisi sociologica dei processi organizzativi, richiamando il peso degli stereotipi e delle discriminazioni culturali radicati nei luoghi di lavoro, che possono condizionare carriere e riconoscimento professionale.

 

Chierchia: contrattazione e partecipazione contro le penalizzazioni

Chiudendo i lavori della tavola rotonda, il Segretario generale CISL FP Roberto Chierchia ha sottolineato la centralità della contrattazione collettiva e degli strumenti di partecipazione, anche nella contrattazione decentrata del pubblico impiego. L’obiettivo è evitare che carriere discontinue, maternità e responsabilità familiari e di cura si traducano in svantaggi nelle valutazioni, nei premi e nelle progressioni professionali.

«Non basta scrivere criteri formalmente uguali per tutti: occorre verificarne gli effetti concreti sulle persone e sui loro percorsi professionali».

Chierchia ha richiamato inoltre una contraddizione che riguarda settori a forte prevalenza femminile: i contratti della sanità privata accreditata e del settore sociosanitario e socioassistenziale, comprese le RSA, fermi rispettivamente da otto e quattordici anni, nel confronto con le controparti AIOP e ARIS. La richiesta di rinnovi contrattuali e di un adeguato riconoscimento delle professionalità di cura, ha evidenziato, è parte integrante della battaglia per la parità salariale.

 

Fumarola: dalla conoscenza delle disuguaglianze alla parità sostanziale

Le conclusioni del convegno sono state affidate a Daniela Fumarola, Segretaria generale della CISL, che ha ribadito la necessità di accompagnare la trasparenza retributiva con relazioni sindacali partecipative e una contrattazione capace di intervenire sulle cause delle disparità.

«Non basta conoscere le disuguaglianze: dobbiamo trasformare quella conoscenza in capacità di intervento, politiche pubbliche più efficaci e in una contrattazione collettiva orientata alla parità sostanziale».

Il messaggio emerso dalla giornata è chiaro: la trasparenza salariale è il punto di partenza, non il traguardo. Per tradurre i principi in cambiamenti reali servono contrattazione, partecipazione, tutela dei diritti e un riconoscimento pieno del valore del lavoro, in ogni settore e in ogni fase della vita professionale.